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Leggende e curiosità

    Santa Zita

    Santa Zita (o Cita, come è menzionata nel codice membranaceo dei Fatinelli che ne narra le notizie salienti), protettrice di Lucca e delle domestiche, nacque nel 1218 a Mosagrati, figlia di Giovanni Lombardo e di Bonissima, sorella dell'eremita San Graziano, e morì nel 1278. Fin da piccola dimostrò uno spirito caritatevole straripante e col passare del tempo molti eventi miracolosi si svilupparono attorno alla sua persona, al punto che Dante la cita al canto XXI dell'Inferno. Fantesca di casa Fatinelli a 12 anni, Zita fu sempre dalla parte dei poveri e molti episodi narrano dei suoi tentativi di andare loro incontro: i suoi miracoli comprendono la trasformazione dell'acqua in vino, la moltiplicazione dei legumi, il mutamento dei tozzi di pane nel suo grembiule (sottratti al padrone che se ne accorse) in petali di rosa. Santa Zita fu canonizzata ufficialmente nel 1690. La sua festività si celebra solennemente il 27 aprile attorno all'urna di cristallo che ne conserva i resti, nella chiesa di San Frediano.

    Uno dei più famosi miracoli relativi a Santa Zita è quello dei cassoni di legumi. Questi erano conservati nella soffitta di Casa Fatinelli, in via Fontana, e contenevano una certa quantità di legumi che la giovane domestica provvedeva a distribuire nascostamente ai poveri. Quando seppe che il padrone di casa aveva venduto i cassoni e che il giorno seguente gli acquirenti sarebbero giunti per portarli via, Zita, che nel frattempo li aveva vuotati, pregò tutta la notte conscia del proprio "misfatto". Ma la mattina seguente i cassoni furono ritrovati pieni zeppi di legumi, in quantità addirittura superiore a quella originaria. Attualmente i cassoni miracolosi di Casa Fatinelli non esistono più, anche se la loro storia è nota persino oltre i confini italiani.

    Episodi sulla voragine di Sant'Agostino

    L'antica leggenda della botola della chiesa di Sant'Agostino a Lucca, nella quale precipitò l'empio che scagliò un sasso contro l'effigie della Vergine, generò in seguito altre storie, culminanti nella convinzione che la città disponesse appunto di uno degli sbocchi infernali. Ci fu perciò chi fece scivolare una corda nella voragine, ritraendola bruciacchiata, e addirittura chi vi calò un cane, che ugualmente ne uscì bruciato e odorante di zolfo (effluvio già avvertito spesse volte in chiesa). Prima che la voragine fosse tappata definitivamente, venne proposto sul finire del diciottesimo secolo di incanalarvi le acque straripate del fiume Serchio, in modo da salvare città e campagna e offrire refrigerio ai poveri dannati giù nell'inferno.

    Il prodigio della mannaia

    Nell'anno 1334, nella campagna lucchese, un uomo da Pietralunga venne ferito a morte dai briganti. Un certo Giovanni di Lorenzo da Arras, fermatosi a soccorrere il moribondo, venne scambiato dalla gente del luogo per l'assassino e subito incarcerato. Torturato per fargli estorcere la confessione di un delitto mai compiuto, Giovanni cedette al dolore e si accusò, finendo condannato alla ghigliottina. Durante la notte pregò il Volto Santo del Crocifisso conservato nella Cattedrale di San Martino, promettendo assoluta devozione se fosse stato graziato da tale condanna. L'indomani fu condotto alla ghigliottina ma la lama che calò sul suo collo più volte sembrò curvarsi e farsi molle, senza arrecargli nessun danno. Di fronte a tale prodigio Giovanni fu proclamato innocente e liberato. La mannaia in questione è ora conservata dietro una grata dirimpetto alla Cappella del Sacro Volto in San Martino e una lapide posta al di sotto, narrante la storia del miracolo, si conclude con queste parole: "Va e impara che nessuna preghiera è più efficace dell'innocenza per ottenere prodigi".

    Il cuore di Ugolino Visconti

    Nella Chiesa di San Francesco a Lucca (XIV secolo), la cappella a destra dell'altare maggiore contiene i resti del monumento sepolcrale di Ugolino (Nino) Visconti, pisano di parte guelfa, governatore di Pisa poi scacciato dal nonno Ugolino della Gherardesca (1288), tumulato per suo stesso volere nella città di Lucca. Il suo cuore e alcune viscere imbalsamate erano conservate in uno scrigno che finì poi perso durante i lavori di rifacimento della Cappella, avvenuti nel 1746, che comportarono la distruzione dello stesso sepolcro. A farne testimonianza oggi è una targa in latino che comincia con le parole "Qui è il cuore illustre del nobile Ugolino, giudice di Gallura...". Anche Dante Alighieri ricorda l'amico nel canto VII del Purgatorio (versi 46-60).

    Il labirinto della Cattedrale

    Nella Cattedrale di San Martino a Lucca, eretta nel VI secolo dal vescovo Frediano, con esterno romanico ed interno gotico, sul mezzo pilastro del portico adiacente al campanile è murata ad altezza uomo una pietra raffigurante un labirinto rotondo (cretese) di circa 50 centimetri di diametro, con un'iscrizione che dice: "Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo di Arianna". La collocazione del labirinto nella Cattedrale ha chiaramente una spiegazione cristiana simbolico-allegorica: le tortuosità della vita e il labirinto del peccato si superano con la Fede. Il disegno del labirinto, con le divisioni interne disposte a croce, rimanda all'antichissimo schema grafico della "triplice cerchia" e un tracciato simile è presente anche in altre cattedrali francesi, quali Chartres, Amiens, San Quintino.